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FAGIOLANA DELLA VAL BORBERA
Fagiolo rampicante, diffuso da secoli in Val Borbera, e nelle zone circostanti, assomiglia al fagiolo di Spagna ma ha una sua personalità. La buccia tenera che non si stacca in cottura, a condizione che avvenga a fiamma molto bassa, e la piacevole consistenza lo rendono ideale per insalate e contorni in umido.
Ne esistono due tipi: la poco nota ma finissima "quarantina", più piccola, a buccia molto sottile, bianco candida, e la "Bianca di Figino", grande, color avorio, a buccia un po' più spessa e di grande pezzatura.
Si cucinano dopo un ammollo di almeno 12 ore.
La coltivazione di questo legume avviene tra maggio e novembre.
Dopo la semina, che si effettua tra aprile e maggio interrando tre o quatto semi, vengono posizionati a capanna dei supporti per dare sostegno alle piante. Di solito si utilizzano tre bastoni (trappe) robusti di nocciolo, castagno, carpino in quanto la fagiolana è una pianta molto vigorosa..
Una volta che la pianta avrà raggiunto i 15- 20 cm di altezza viene aiutata ad attorcigliarsi ai bastoni, legandola con dei lacci di rafia. Necessita di una costante e abbondante irrigazione.
Una volta a Figino, si producevano, nelle annate migliori anche 300 quintali di fagiolane secche, attualmente la produzione è drasticamente diminuita ed è di circa 15 di quintali..





